Sessualità, sì oppure no?
L’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole fa discutere istituzioni e famiglie. Dal mio punto di vista, sarebbe utile proporre prima un percorso ai genitori: conoscere l’argomento riduce paure e malintesi.
Il primo ostacolo che affronta questa disciplina è il suo sfortunato nome: Educazione Sessuale. Il termine “sessuale” richiama alla mente l’aspetto carnale. Per alleggerire l’impatto, è stato aggiunto il termine Educazione Sessuale Affettiva, che evidenzia la dimensione emotiva e relazionale. Come vedete, il nome genera imbarazzo e preconcetti ancor prima di conoscere i contenuti.
In alcuni Paesi questa materia è inserita all’interno di biologia, salute o scienze; in altri è una disciplina autonoma. In Slovacchia e in Turchia si chiama “Educazione alla vita familiare”, in Francia “Educazione alla vita”, in Polonia “Preparazione al matrimonio e alla vita familiare”... Il nome cambia completamente la percezione dell’argomento.
Madre A: “Mia figlia studia educazione sessuale”.
Madre B: “Mia figlia studia educazione alla vita”.
Suona diverso, vero? Il mondo della sessualità umana e dell’educazione sessuale è talmente vasto che è possibile selezionare con precisione i temi da trattare, adattandoli all’età, ai contesti e agli obiettivi educativi.
La Svezia è stato il primo Paese a introdurre, nel 1933, un programma di politiche sessuali. I punti principali sono stati raggiunti: l’informazione è arrivata a tutta la popolazione, sono diminuite le gravidanze indesiderate e si sono ridotte significativamente le infezioni sessualmente trasmissibili. Per quanto riguarda i femminicidi in Svezia, come in altri Paesi scandinavi, la correlazione sembra legata all’incremento del consumo di alcol, e non all’inefficacia dell’educazione sessuale formale. MB