L'amore

Published on November 20, 2025 at 2:30 PM

 

“L’amore è un non so cosa,

che arriva da non so dove,

si genera io non so come,

si accontenta non so di che,

si sente io non so quando,

e uccide non so perché”.

                        Ovidio

 

Se l'amore è così, dovrebbe farci paura. Che cosa stava cercando Ovidio? Aveva forse intuito che dietro l’amore si cela qualcos’altro?

Al misterioso quesito sulla nostra esistenza, ci siamo dati una risposta confortante: la vita avrebbe inizio in un atto d’amore. L’amore ancor prima di noi. Che si tratti di un atto divino oppure no; ciò che possiamo affermare è che sembra un gran bell’inizio.

Quello che il nostro caro Ovidio descrive chiaramente non è ancora l’amore, bensì la sua prima fase: l’innamoramento. Quella che travolge e confonde, che non ci lascia pensare. Si tratta di un insieme di ormoni e neurotrasmettitori che lavorano nel nostro cervello - “cocktail” che ci lascia quasi impasticcati, come sotto anfetamine. Al cervello piace moltissimo questo stato. Perciò, ogni volta che può, cercherà di innamorarsi ancora per rivivere l’effetto del “cocktail“ biochimico.

In questa fase, la persona innamorata pensa costantemente all’amato o all’amata. Crede che sia unica o unico, straordinario o straordinaria, irrepetibile; è convinto che non ci sarà un’altra persona come lui o come lei. Ha la percezione che speranze e sogni siano raggiungibili. Tuttavia teme di non essere ricambiato, di perdere la persona amata, di non esserne all’altezza, di veder svanire il sentimento. Desiderio e illusione si mischiano con la paura di perdere la persona amata e questo stato penalizza la mente: provoca perdita di memoria e difficoltà di concentrazione, interferisce con l’apprendimento e il ragionamento.

L’inquietudine, l’incertezza e la paura non piacciono al cervello, che si stanca: non ce la fa a vivere troppo a lungo in questo stato. Il cervello vuole sicurezze e stabilità per funzionare a pieno ritmo. Ed è proprio questa tensione a condurre verso la fine della fase dell’innamoramento, definita da Ortega y Gasset “stato di stupidità transitoria”: stupidità perché la mente si blocca (pensiero fisso sull’altro), transitoria perché – per fortuna – non dura. Se si supera questa fase, si passa alla fase dell'amore.

Per concludere, si dica quel che si dica, non c’è nulla di più sublime che possa uscire dalle nostre labbra della parola “amore”. MB